mercoledì 22 maggio 2013

Risposta di Fabio Fancello alla lettera aperta dell'ex presidente della Consulta Giovanile

Curioso come da un discorso di neanche 5 minuti si voglia fare necessariamente un processo alla punteggiatura e ai termini, estrapolandone un paio di frasi. Mi auguro si tratti di un’incomprensione e non di una strumentalizzazione voluta.

Il progetto a cui ho aderito ha in programma, contrariamente a quanto qualcuno sostiene , un’ulteriore valorizzazione della Consulta per le Politiche Giovanili, che è nata nel 2006, tra l’altro, su suggerimento del sottoscritto e del gruppo politico dei DS, presente nel Consiglio.

Lungi da me, quindi, l’intenzione di disprezzare quest’Organo, a cui credo di aver dato parecchio, almeno nei primi anni dalla sua costituzione, senza aver mai ricoperto alcun ruolo istituzionale in essa, a differenza di altri che preferirono assumere un basso profilo.

A seguito delle dimissioni del Presidente pro-tempore, fui tentato di candidarmi alla presidenza, con la volontà di proseguire un percorso cominciato nei due anni precedenti e l’intenzione di non disperdere quanto faticosamente, tutti insieme, eravamo riusciti a costruire.

All'epoca l’attuale sindaco chiese al Presidente uscente della Consulta di posticipare le sue dimissioni, per questioni ”regolamentari”. Desta ancora oggi perplessità l’improvviso interesse di una Amministrazione che negli anni precedenti non aveva mai espresso un sostegno, ritenendo l’Organismo incontrollabile e quindi da limitare. Va ricordato che grazie ai gruppi di opposizione, all'origine, il Consiglio deliberò per le politiche giovanili 13000 euro. Assegnazione subita dalla Amministrazione e dalla sua ex maggioranza consiliare.

L’invasione di campo dell'Amministrazione, come sai, determinò le mie dimissioni.

Contribuii, in ogni caso, a risolvere quel “problema regolamentare” che aveva impedito l’immediato cambio del Presidente, respingendo i suggerimenti, provenienti dall'alto, di sciogliere addirittura l’Assemblea dei rappresentanti con l’intento, interessato, di ripartire da zero. Fu eletto il Presidente sottacendo e dimenticando “il problema regolamentare”. Poi in una seduta del nuovo Consiglio Comunale, lo statuto originario fu stravolto dal Consiglio stesso, apportando modifiche rilevanti, snaturando la sua “idea” originaria e fondante. Quell'idea che aveva fatto sì che alcuni progetti risultavano realizzati da gruppi politici, sociali ed associativi tradizionalmente antagonisti. Messe da parte le appartenenze, ogni gruppo rappresentato si era messo nelle condizioni di  realizzare proprie idee, grazie ad esperienze diverse.

Per chiarimento dovuto a chi legge la Tua, la “idea” originaria si basava sui gruppi politici, parrocchiali, associativi e sulle scuole, consentendo al singolo giovane non organizzato di partecipare e “a dare il proprio contributo all’attività svolta dalla Consulta (art. 4 punto e, vecchio Statuto)”. “Il singolo partecipa senza diritto di voto a meno che non venga delegato quale loro rappresentante da almeno 10 giovani residenti nel Comune e non facenti parte di altri organismi (art. 4 vecchi statuto)”. Da lì scaturiva il diritto di voto. Il vecchio Statuto realizzava un’Assemblea certa numericamente, un elenco certo e duraturo negli anni, non suscettibile a colpi di mano, non influenzabile da questo o quel singolo o gruppi non organizzati. Si riconosceva ai singoli di entrare a far parte della assemblea non appena raggiunti i requisiti previsti dallo Statuto. L’intento era quello di un regolare governo dell’Organismo giovanile.

Il nuovo Statuto, approvato dal consiglio Comunale uscente, recita all’art. 4 punto e) che “ogni giovane interessato a titolo personale può  dare il proprio contributo all’attività svolta dalla Consulta”, confermando, sostanzialmente, quanto si legge nel vecchio Statuto, allontanandosi, purtroppo, dalla “idea” di quest’ultimo, “stravolgendolo” con una semplice frase, riportata nel  penultimo comma dell’art. 4 stesso: “il singolo, di cui al punto e), partecipa senza diritto di voto facendo richiesta di ammissione come previsto… con domanda specifica (allegato A) e acquisisce diritto di voto dopo tre mesi di partecipazione continuativa  alle attività dopo la sua ammissione alla Consulta”.

Nel nuovo Statuto viene chiesto ai partiti, alle associazioni, alle scuole di allegare il proprio statuto alla domanda di ammissione; al singolo non viene chiesto nulla!

Allo stesso viene dato un “volume” di voto enorme rispetto ai delegati dei citati gruppi, rappresentanti una moltitudine di soggetti. L’idea, questa diabolica e di interesse politico, è stata quella di far fuori, o quantomeno ridimensionare, i soggetti promotori della Consulta stessa e di non consentire il costituirsi di un Organismo unitario capace di progettare e realizzare in piena autonomia.
   
Bastano, tra l’altro, solo tre mesi perché chiunque possa acquisire diritto al voto e modificare, in itinere, l’elenco dei soggetti abilitati al voto. Poco importa se le modifiche sono state apportate su suggerimento della Consulta stessa, di fatto si è realizzato quanto da me esposto: interessi privati buttati in mezzo. Interessi di parte del  Consiglio e dell’Amministrazione nell'avere più presenza in un Organismo che dava fastidio.
Nulla di personale nei Tuoi confronti, la Tua reazione poteva essere evitata con un semplice dialogo tra noi, che non è mai mancato, tra l’altro.

Approfittando, tuttavia della Tua, a scanso di equivoci o di malevoli interpretazioni, nel Programma Amministrativo “Cittadini attivi per Palazzolo” è espressa forte e chiara volontà di rafforzare la Consulta per le Politiche Giovanili di Palazzolo. In esso, in merito alla Consulta, tra l’altro, si legge “…la Consulta deve riacquisire la piena autonomia propositiva e decisionale nell'ambito dell’indirizzo generale comunale. Deve adottare proprie delibere per iniziative nell'interesse generale dei tutti giovani palazzolesi nell'ambito dell’indirizzo amministrativo e, soprattutto, secondo le forme e i vincoli statutari. Regolari convocazioni, validità delle sedute, maggioranze, ecc.
Si implementerà il capitolo di bilancio riportandolo ai livelli del primo anno di vita e si pretenderà, analizzato il programma proposto, solamente una adeguata rendicontazione delle somme stanziate. Le Associazioni, i partiti, le parrocchie, le scuole e i gruppi che si costituiranno devono riacquisire la visibilità concessa loro dalla statuto originario.

Ritornando al mio intervento di sabato scorso, il riferimento alla Consulta è stato un passaggio, di una o due frasi appena, necessario ed obbligato, in quanto parte integrante del mio percorso politico, nonché di un discorso più ampio, in cui ho parlato di progetti dignitosi, accompagnati da “ombre” circa interessi privati, intendendo per tali, ripeto, quelli attribuibili all'operato “politico” dell’Amministrazione e della maggioranza uscenti, ampiamente su descritto.

Concludo ritenendo chiusa la vicenda, disponibile sempre ad un dialogo diretto e a non altro, dati i tempi.

Fabio Fancello